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roccie, Paul Cézanne

 

Recentemente ho avuto una straordinaria conversazione  con Antoine Le Menestrel sull'arte di arrampicare:

Antoine: Mi piace la tua visione che libera l'arrampicata dal peso della competizione.

Ivo: Per me è stato molto naturale avvicinarmi all'arrampicata come ad un gioco piuttosto che come ad uno sport; non essendo mai stato uno sportivo, non ho mai percepito la scalata come una confronto con gli altri o con me stesso.

Antoine: La competizione è un valore originario della nostra civiltà. Arrampicare è una pratica socialmente integrata. Oggi l'arrampicata è un'attività che è fortemente segnata dalla cultura della competizione. La competizione valorizza il vincitore e gli altri non esistono, la competizione sviluppa un forte sentimento di esclusione. Nella competizione , l'arrampicata è fortemente normalizzata e queste regole congelano l'arrampicata e ne impediscono l'evoluzione. Se abbandoniamo questo spirito competitivo, possiamo inventare il nostro stile di arrampicata.

Ivo: La mia visione è che l'arrampicata non dovrebbe essere presa come una competizione, dovrebbe essere una gioia, il piacere di salire con un sorriso. Naturalmente, se si sale con piacere si sale meglio, ma questo non è l'obiettivo, è solo una conseguenza. Il mio pensiero è anche una semplice constatazione pratica: dico semplicemente, che è proprio la volontà di ottenere qualcosa,  che ti impedisce di ottenerla.

Antoine: Lo spirito competitivo mi ha dato l'energia per migliorare rispetto agli altri. Le situazioni estreme mi rendono creativo. Ho spinto i miei limiti, e questo atteggiamento mi ha permesso di conoscere meglio me stesso. Ho vissuto momenti intensi con i miei compagni di scalata. Ma ora preferisco lo spirito dell'unione, questo atteggiamento mi dà l'energia per migliorare. Sono stato in grado di rinnovare il mio desiderio di salire, questa è la fonte di energia della mia scalata. La cima non è il mio obiettivo, il piacere è la mia cima. Il raggiungimento di una sfida mi porta ancora piacere, ma se il mio desiderio di realizzare una via difficile, mi impedisce di vedere il mondo, perdo il piacere di arrampicare, e rischio di farmi male, di cadere. Questo è quello che mi è appena successo, mi sono fatto male ad un dito perché non ho ascoltato me stesso, non volevo abbandonare la sfida. La sfida è come un appiglio. "Tchao Chalenge" e "Finger Liquore" sono i nomi dei miei ultimi nuovi itinerari in Buoux.

Ivo: Tu sei una delle persone che assieme a Patrick Edlinger e Patrick Berault hanno dato forma al gioco dell'arrampicata. Immagino sia stato un processo molto giocoso e creativo.

Antoine: Sì, ho vissuto questo periodo in cui abbiamo inventato un'etica, un modo di arrampicare, abbiamo inventato nuove scarpe, corde; abbiamo scoperto nuove falesie, nuovi stili non convenzionali. Ho inventato il lavoro di tracciatore di percorsi per le competizioni di arrampicata ... Ho mantenuto questa energia creativa, per metterla al servizio della mia arte verticale. Questa energia mi accompagna sempre. Naturalmente c'erano le stelle, hanno portato notorietà e creatività all'arrampicata. Ma nella storia dell'arrampicata su roccia ci sono molti altri scalatori meno conosciuti; JC Droyer, Laurent Jacob che hanno contribuito ad inventatare il free climbing. A volte ci dimentichiamo che una stella nasce da una comunità. E in seguito la stella sviluppa una forza di attrazione. Ora, siamo in un periodo meno creativo. Oggi consumiamo l'arrampicata.

Ivo: In arrampicata c'è ancora moltissimo terreno da esplorare

Antoine: Il Free climbing aveva abbandonato la cima per concentrarsi su come salire. Il Free climbing era alla ricerca di uno stato creativo e di adattamento alla roccia, allo stesso tempo aveva regole molto severe che hanno standardizzato la pratica dell'arrampicata su roccia. Uno scalatore non ha bisogno di essere vincolato a queste regole, deve inventare la propria firma di scalatore.
Penso che gli arrampicatori in aree urbane e tracciatori di percorsi potranno portare una nuova freschezza all'arrampicata. Mi piace la diversità nell'etica dell'arrampicata su roccia.

Ivo: La creatività, la fantasia, la bellezza sono qualità che si possono coltivare con attività simili alle pratiche Zen, non certo con l'allenamento.

Antoine: Mi sono spesso chiesto come progredire nella scalata senza usare la forza. Sono ispirato da altre discipline che avevo praticato: arti marziali, Zen, la danza. Non mi è mai piaciuto l'allenamento, preferisco salire qui ed ora. Ho raggiunto una migliore concentrazione, ho migliorato la respirazione, lo stretching, l'equilibrio, i gesti poetici. La cosa più importante è che sono diventato consapevole del mio respiro. Il mio respiro è il mio quinto punto d'appoggio. Il respiro abbraccia tutti i miei movimenti. Questo è un turbo. Il respiro è stimolante. Mi preparo sempre prima di un atto che richiede impegno come scalare. Suggerisco il metodo: Concentrazione Respirazione Stretching e Massaggio. Questa preparazione mi permette di guadagnare fluidità, piacere, libertà e anche il successo.

Ivo: Queste discipline sono fortemente connesse con la tranquillità. La tranquillità in arrampicata viene dal essere in armonia con la roccia, con l'ambiente, con le persone. Quando si è in armonia, l'arrampicata diventa un piacere.

Antoine: Come divertirsi a scalare? Creo tutte le condizioni per il massimo piacere. Andrò ad arrampicare solo quando ho molta voglia di farlo. Scalo meglio quando sono in armonia con il mio desiderio, quando sono d'accordo con il desiderio del mio compagno di cordata. Il mio assicuratore diventa un complice, egli abbraccia lo scalatore con la sua concentrazione. Costruiamo una cordata, condividiamo un momento. Prendo il giorno di scalata come viene. Salgo senza obiettivi. E' il successo, che viene da me, io non cerco il successo. Salgo su una via, non arrampico su un grado. Ci sono anche li gradi commerciali, un nutrimento per l'ego.

Ivo: L'arrampicata vista attraverso gli occhi di un artista, di un poeta o di un danzatore può essere bellissima. Come vedi l'arrampicata da quando pratichi la danza verticale con la tua compagnia Lézards Bleus?

Antoine: Si, l'arrampicata può diventare poetica, quando il successo della scalata non è l'unico obiettivo. Introduco delle immagini nella mia arrampicata: l'arrampicata come un fumo che sale lungo la parete; Accarezzare la roccia piuttosto che prendere un appiglio; Fare l'amore con la roccia; E' la presa che viene da noi. Il modo con il quale ho appena scalato,  sta raccontando una storia su di me. Rimanere gioiosi e lasciarsi andare.

Ivo: Cosa significa per te entrare in sintonia con la roccia?

Antoine: Mi piace essere in intima relazione con la roccia. A meno che non ci sia un intervento umano come la creazione appigli sulla roccia, l'arrampicata per me è l'essere in comunione con lo spirito della roccia. Ho poco tempo per scalare, così prendo ogni momento dell'arrampicata come un dono che la vita mi offre. Mentre arrampico, cerco di seguire il flusso della mia energia. Sono in ogni movimento. Ho dimenticato la cima. E' la cima che viene da me. Se i pensieri come la paura mi trattengono, esito, mi stanco, cado. Salgo quando sono, cado quando penso. Nella mia vita non cerco lo stato di grazia nei momenti di arrampicata su roccia, perché posso contarli sulle dita di una mano. Sto cercando il piacere di condividere un modo più quotidiano e sobrio di arrampicare. Sono in cordata con il mondo.

Ivo: Spesso dico che per arrampicare bene è necessario passare dalla quantità alla qualità. La qualità penso sia strettamente collegata alla passione.

Antoine: Per salire bene non è la quantità che conta, ma l'intensità della nostra presenza nei movimenti. Per salire bene, uno scalatore non ha bisogno di forza, ha bisogno di avere il piacere nei suoi movimenti. Uno scalatore gioioso sale con il suo cuore, non sale con i suoi muscoli.

Ivo: Spesso quando guardo qualcuno scalare riesco ad intuire la musica che ascolta. A volte quando vedo qualcuno che ascolta la musica mentre arrampica non posso trattenermi dal chidere cosa stia ascoltando. Non mi sbaglio quasi mai. Penso che i bravi scalatori abbiano una certa musica dentro di se.

Antoine: La parete è una partitura coreografica. E'essenziale leggere questa partizione e avere un feeling con la roccia. Mi collego con la parete, adeguo la mia scalata a questo ritmo, passo da movimenti fluidi a movimenti esplosivi e pause. La respirazione è la mia canzone.

Ivo: avevi scritto qualcosa a proposido di appigli?

Antoine: Si nel 1999 avevo scritto un'elegia della presa:
La presa è il supporto sul quale è nata l'arrampicata. La nostra pratica inizia sulla prima e muore sull'ultima presa. Senza appigli non c'è arrampicata, ma tra gli appigli l'arrampicata vive.

Ogni presa è unica ed è parte del patrimonio minerale e gestuale dell'arrampicata. Le prese allo stesso tempo sono il punto debole della nostra disciplina, possiamo volontariamente romperle, ingrandirle, chiuderle, ridimensionarle... Dipendono dalla volontà degli scalatori.
Gli appigli hanno anche una loro vita propria, si usurano nel tempo, possono rompersi sotto ripetute sollecitazioni; Subito dopo una pioggia diventano particolarmente vulnerabili;

Un percorso di arrampicata tende a diventare sempre più difficile. Su un passaggio si usa spesso la stessa presa, una presa diventa vittima del suo successo.

La forma, le dimensioni, l'orientamento, il colore di una presa è una nota sulla partizione rocciosa e ci sono ballerini che interpretano questa coreografia. Siamo come un ciottolo che rimbalza sulle prese.

Una presa lega tutti gli scalatori, è il nostro punto di contatto dove lasciamo il sudore, il sangue, la gomma e la terra, la magnesite, la resina.

La presa è portatrice dell'ignoto, crea movimento, la presa comporta una sorpresa.