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montagne, Cézanne

 

Il binomio ecologia-arrampicata è molto forte, perché questa attività viene praticata a contatto con un ambiente naturale, a volte isolato e visitato solo dagli arrampicatori. Ma spesso si da per scontato che il rispetto per l'ambiente sia parte integrante della cultura di chi arrampica in falesia o in montagna.

Chi arrampica conosce benissimo il piacere di guardare una parete e immaginare una linea di salita. Queste linee a volte si trasformano in bellissime vie. A volte però queste creazioni sono dettate da puri scopi commerciali, o da un bisogno di lasciare il proprio segno per motivi di orgoglio personale. Proprio a causa di queste motivazioni gli autori spesso non si rendono conto dei danni ambientali che causano.

In questo articolo avevo parlato di una falesia in Friuli Venezia Giulia, la Napoleonica, dove per aggiungere una via è stato fatto cadere un masso, che ha devastato un albero sotto la parete. Tutto questo, proprio sulla bellissima strada panoramica, da dove chi passeggia può godere di una bellissima vista sul mare del golfo di Trieste con il castello di Miramare, un salotto che appartiene a tutte le persone della città e non solo agli scalatori.

Purtroppo questi chiodatori maldestri godono del supporto di una buona parte della comunità degli arrampicatori, che però sono spesso ignari dei metodi utilizzati. In questo articolo proverò ad illustrare i metodi che sono stati utilizzati per attrezzare molte falesie e il perché oltre a danneggiare l'ambiente danneggiano anche le persone.

 

Cosa significa pulizia delle falesie?

Ai chiodatori autori del danno feci notare che a tutti capita di fare qualcosa di stupido nella propria vita, ma si può sempre rimediare, magari facendo un po' di pulizia, ripulendo la strada dagli escrementi dei cani e dai rifiuti. Ma ognuno ha la propria visione di "pulizia".

Queste sono solo alcune delle pratiche utilizzate da diversi chiodatori a danno della natura per tracciare vie e "ripulire" le falesie.

1. Taglio di alberi per liberare la base delle pareti e creare ampi spazi necessari sopratutto per i corsi di arrampicata
2. Utilizzo di diserbanti sotto le pareti ma anche sulle stesse vie e su appigli, con potenziali danni per le persone.
3. Danni alla roccia, anche su vie storiche, dove spesso vengono fatte crollare intere porzioni di roccia, causando il pericolo di ulteriori frane. In Val Rosandra sulla via "degli allievi" nel settore della Bianca, è stato fatto crollare un intero pilastro alto più di tre metri.
4. Danni alla fauna locale causati principalmente dal taglio di alberi con nidificazioni ancora presenti.

Le persone che fanno uso di queste tecniche non si rendono conto che oltre a nuocere all'ambiente fanno male anche a sé stessi. Basta fare una piccola ricerca su internet, per scoprire come in certi forum i chiodatori si consigliano sull'uso di diserbanti, suggerendo prodotti e tecniche. Con un ulteriore ricerca è possibile inoltre scoprire i possibili danni alle persone causate da questi prodotti, che consistono in disturbi di molte funzioni del corpo, aborti spontanei, gravi danni neurologici, intestinali e alterazioni genetiche.

Oltretutto le pareti con più vegetazione sono proprio quelle più adatte ai corsi di arrampicata con bambini. E' triste ricordare come possono essere proprio i bambini le vittime ignare più esposte ai danni causati dai diserbanti.

 

Cos'è l'ecologia?

La parola ecologia deriva dalla combinazione di due parole greche, oikos e logos. Oikos significa casa, ambiente, luogo, quindi i luoghi dove pratichiamo l'arrampicata, i nostri salotti. Logos significa studio, discorso, significa capire. L'ecologia è quindi la branca delle scienze naturali che studia l'interazione degli organismi tra loro e con l'ambiente circostante. L'ambiente e le interazioni tra le forme di vita sono chiamati ecosistemi.

Le pratiche che danneggiano l'ambiente sono dettate spesso dall'ignoranza: l'ignoranza delle conseguenze di determinate azioni. Ecologia significa prima di tutto studiare e capire l'ambiente. Se non si conoscono le conseguenze del uso di diserbanti, se non si capiscono i pericoli del creare frane per guadagnare un pezzo di roccia sulla quale portare i propri allievi non si possono prendere decisioni razionali. Purtroppo in molti casi a fare da consulente per questi interventi è l'arrampicatore locale che fa il grado più alto. Non contano le conoscenze in materia ambientale, la sensibilità, lo spessore culturale: è il risultato sportivo a determinare se un albero ha il diritto di continuare la sua vita, se gli uccelli hanno ancora il diritto di nidificare.

Le pratiche utilizzate dai chiodatori in modo sistematico per "pulire" le falesie purtroppo hanno reso molti luoghi sterili e privi di vita, causando danni alla flora e fauna locale. Molti scalatori pensano di praticare la loro attività in un ambiente naturale. Questa in molti luoghi è oramai solo un'illusione.

La sopravvivenza dei luoghi che frequentiamo dipenderà dal nostro grado di consapevolezza ecologica, dalla nostra capacità di comprendere i principi della natura e di vivere in conformità con essi. Dove vogliamo arrampicare in luoghi sterili e inquinati o in luoghi dove facendosi strada tra qualche arbusto si sente ancora il canto di un uccellino?

 

Le regole e il futuro dell'arrampicata

Sono innanzitutto un amante della libertà e non delle regole. Sono fermamente convinto che l'assenza di regole sia fondamentale per uno sviluppo sano dell'arrampicata. Questa è l'essenza di questo sito e del mio messaggio: abbandonare le regole e abbracciare l'intelligenza. L'intelligenza non è un dono, è una scelta. Anche le persone più dotate intellettualmente spesso si comportano in modo stupido, non è una questione intellettuale è semplicemente una scelta.

Perché la gente preferisce le regole? Perché non c'è bisogno di pensare, qualcuno ha già pensato per te, questo è molto comodo e conveniente! Ma significa anche sopprimere l'avventura, l'intelligenza. Non c'è bisogno di correre, per prendere una decisione ci si può fermare, informarsi, pensare, meditare e agire in base alla propria coscienza.

Ivo Buda

 

L'immagine è un dettaglio del dipinto Mont Sainte-Victoire di Paul Cézanne