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albero nei pressi di Aix

 

Quando ci si trova su una parete con roccia stupenda e con poche linee, scalandola si ha a che fare con qualcosa di veramente bello e unico, ogni linea ha la sua logica. Ma le persone vogliono di più, non più qualità ma più quantità.
In una falesia dove solitamente arrampico per aggiungere una via alle 200 già presenti il chiodatore ha fatto cadere un masso grande quanto una persona, che ha devastato un albero sotto la parete. Alcuni giorni prima avevo consigliato allo stesso chiodatore di schiodare la via se la roccia era insicura, in fondo nella stessa falesia ci sono già più di 200 vie. Ma quando uno non capisce da solo una cosa, è impossibile che gli altri gliela facciano capire. Dovrà arrivarci da solo, forse un giorno capirà, meditando davanti all'albero devastato. Oppure passerà la sua esistenza nell'illusione di aver fatto del bene, racconterà a se stesso la favola di averlo fatto per la sicurezza degli altri.

Una cosa semplice è più bella di una complessa

Le cose sono più belle quando si toglie e non quando si aggiunge. Less is more (Meno è di più) è una massima dell'architetto Ludwig Mies van der Rohe che dedicò la sua vita a creare spazi semplici e contemplativi. Una caratteristica della sua architettura è il riduzionismo estremo, fino ad arrivare a ciò che è veramente necessario, essenziale. Ma per arrivare all'essenziale è necessario un inflessibile rigore, è necessario avere la capacità di discriminare il superfluo, di non essere ingordi.

Il contrario di questo atteggiamento nell'arte, architettura e nell'arredamento è definito con il termine horror vacui. Horror vacui significa letteralmente terrore del vuoto, questa paura viene affrontata riempendo completamente l'opera, o la casa di forme inutili con lo solo scopo di colmare il vuoto.

La malattia dei chiodatori

Perché le persone vogliono avere a disposizione tante vie? Perché vengono chiodate vie ogni due metri su una parete, rovinando quelle linee classiche e logiche che erano belle proprio perché avevano il loro spazio? Eppure, a salire quelle linee c'era molta più soddisfazione, ogni via aveva delle storie, non erano vie anonime, tracciate in serie.

In psicologia l'equivalente della paura del vuoto è la "cenofobia". E' una malattia che porta a riempire gli spazi con quello che si possiede, con oggetti e suppellettili. Riempire quegli spazi significa riempire un vuoto nella propria vita. Purtroppo molti chiodatori di falesie soffrono proprio di questa malattia, riempiono le pareti di spit con l'illusione di riempire il vuoto della loro vita.

I questo modo i chiodatori non si rendono conto che tolgono ai luoghi uno spazio fondamentale: quello del silenzio (inteso come silenzio visivo). Il risultato è un rumore visivo continuo, che rende più difficile apprezzare la bellezza dell'arrampicata.

Non è certamente necessario utilizzare tutto quello che si trova a nostra disposizione, la bellezza, l'arte sono proprio nelle cose che si ammirano semplicemente, senza nessun desiderio di farle proprie. Avere molte cose a disposizione è un bisogno consumistico, che alimenta la voracità, la rinforza, senza mai appagarla.

Due persone passeggiano su un prato fiorito, il primo semplicemente osserva lo spettacolo della natura, il secondo raccoglie con la mano un fiore dopo l'altro in modo meccanico.

Ivo Buda

 

Leggi il seguito di questo articolo: Ecologia e Arrampicata