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Epicuro nella Scuola di Atene

 

A seguito del mio primo articolo sull'allenamento per l'arrampicata ho letto con molto piacere numerose mail e commenti. Mi piacerebbe veramente poter rispondere a tutti: proverò a farlo con il presente articolo e altri che seguiranno, chiarendo alcuni concetti e pensieri.

Iniziamo con il primo, riguarda la gioia, il piacere, il sorriso: La mia visione dell'allenamento è che l'arrampicata non deve essere presa come una competizione, dovrebbe essere una gioia. Il centro è la gioia, il piacere. Non parlo di efficienza, di gradi. Certo se scalerai con piacere anche la tua arrampicata migliorerà, sarai più efficiente e scalerai meglio, ma non è questo il fine, è solo una conseguenza. La gioia dell'arrampicata è il fine. Qualcuno potrebbe dire che anche raggiungere gradi alti porta alla felicità, ma non è così: quando avrai raggiunto un determinato grado nascerà il desiderio per un grado più alto. Il piacere costituisce lo scopo principale dell'arrampicata. Il grado che si riesce a superare non porta piacere. Il piacere in arrampicata è strettamente legato all'essere in armonia con la roccia, con l'ambiente, al scalare bene. Se quello che desideri è un numero come potresti essere in armonia con l'ambiente naturale? Se desideri il grado la tua mente sarà sempre occupata da questo pensiero, sarà sempre rivolta al futuro e perderai di vista il presente, la natura il piacere.

Quello che scrivo non è un sistema filosofico, non è una teoria. Abbandonare la ricerca del grado è uno strumento per arrampicare meglio, con più piacere. Se un pensiero non ha un riscontro pratico a cosa serve? Abbandonare la mania dei gradi è uno strumento, serve per migliorare la tua arrampicata, serve per migliorare il tuo rapporto con la roccia. Questo passo è essenziale, questa non è una teoria da condividere a livello intellettuale, è una cosa da mettere in pratica!

Ne sapeva certamente qualcosa Epicuro, che quando qualcuno si calava in discussioni teoriche senza fine, ricordava: Vana è la parola del filosofo se non allevia qualche sofferenza umana. Tutto quello che non ha uno scopo pratico è vano agli occhi di Epicuro, la sua filosofia è uno strumento, non è una teoria.

Che cosa direbbe oggi Epicuro sentendo gli scalatori nelle falesie parlare di numeri piuttosto che di natura e bellezza? Come commenterebbe le arrabbiature, le bestemmie di chi sembra lavorare sulla roccia trasformando un gioco in un lavoro meccanico per il desiderio di un numero da esibire (a se stesso, agli amici o su una rivista)?

Probabilmente commenterebbe in questo modo:

Nessun piacere è di per se stesso un male: però i mezzi per procurarsi certi piaceri arrecano molti più tormenti che piaceri

e forse darebbe il seguente consiglio:
Non intorbidare i beni presenti col desiderio di quelli che ti mancano, ma considera che i beni presenti erano prima tra le cose solo sperate
e ancora:
Per tutti i desideri bisogna chiedersi: cosa mi accadrà se quanto questo desiderio richiede ha compimento, e cosa mi accadrà se non l'ha?

Per Epicuro il piacere è fondamentale, ogni piacere è un bene, ma non è detto che le sue conseguenze siano vantaggiose per noi. Prova a pensare a certi cibi, al fumo, al bere. Per Epicuro la prudenza, la valutazione dei desideri è il fondamento di tutte le virtù. La prudenza ci aiuta a scegliere i desideri, a valutare con cura le conseguenze delle nostre scelte, per evitare che da un piacere possa derivare un male. Per evitare che un desiderio diventi un ossessione inutile, fonte di malumori, per evitare che da un desiderio nascano infortuni! Epicuro comprese che per tranquillizzare l'animo non è necessario risolvere importanti questioni o raggiungere determinati obiettivi. Per Epicuro la sontuosità nella vita furono un giardino, i prodotti del proprio orto e qualche buon amico.

Epicuro aveva capito come vivere la vita nel presente, come cogliere l'attimo. L'arrampicata è continuamente un cogliere l'attimo, un entrare in sintonia. Certamente puoi anche rifiutare il piacere e rincorrere le difficoltà, con la speranza che il piacere arrivi in seguito. Ma non è forse meglio cogliere prima il piacere e attendere che il superamento delle difficoltà avvenga in modo spontaneo, con naturalezza?

Che cosa significa cogliere l'attimo?

Voglio raccontarvi una storia:

Un giorno, mentre camminava attraverso la foresta, un uomo incontrò una feroce tigre. Si diede immediatamente alla fuga per salvare la propria vita e la tigre lo inseguì.

L'uomo arrivò al bordo di un dirupo e la tigre lo stava per raggiungere. Non avendo altra scelta, si arrampicò giù per il precipizio, tenendosi con entrambe le mani ad una pianta di vite.

Appeso sul dirupo, l'uomo vide sopra di sé la tigre. Guardò verso il basso e vide un'altra tigre, che ruggendo attendeva la sua discesa. Era tra due fuochi.

Due topi, un bianco ed un nero, apparvero sulla vite a cui si aggrappava e, come se la situazione non fosse abbastanza grave, cominciarono a rosicchiare la pianta.

L'uomo sapeva che se i topi avessero continuato a rosicchiare, ad un certo punto la vite non avrebbe più potuto sostenere il suo peso, si sarebbe rotta e lui sarebbe caduto. Provò a mandare via i topi con le sue grida, ma questi tornavano sempre a rosicchiare.

Ad un certo momento, notò una fragola che cresceva sul dirupo, non lontano da lui. Era rossa e matura. Tenendosi alla vite con una mano e raggiungendo la fragola con l'altra, la colse.

Con una tigre sopra, un'altra sotto e due topi che continuavano a rosicchiare la vite, l'uomo assaggiò la fragola e la trovò assolutamente squisita.

 

Cogli l'attimo significa cogli il giorno, Crpe diem, vivi il presente! "Dum loquimur fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero." Orazio. 

Tradotto in italiano: "Mentre parliamo il tempo sarà già fuggito, come se ci odiasse: cogli l'attimo, confidando il meno possibile nel domani."

 

L'immagine dell'articolo è un dettaglio dell'affresco La Scuola di Atene, dove Raffaello ritrae Epicuro sorridente e disinvolto tra molti volti seri e pensierosi.

 

La scuola di Atene