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vista sul monte Fuji dai campi

 

La mia visione è che l'arrampicata non deve essere presa come una competizione, dovrebbe essere una gioia. La mia visione dell'allenamento è che dovrebbe prepararti a entrare in sintonia con la roccia. La mia visione dell'allenamento è che si dovrebbe abbandonare l'allenamento il più presto possibile.

 

L'allenamento per l'arrampicata

Un uomo è alle prese col suo asino, che s'è impuntato e non va più avanti né indietro: le tenta tutte, incitandolo, spingendolo, tirandolo, ma a ogni fallimento la sua rabbia aumenta, finché fissando l'asino negli occhi, al culmine della pazienza, con fare minaccioso, digrignando i denti gli sussurra: "Mi batterai in furbizia, ma in forza..."e si carica l'asino sulle spalle portandolo via!

E' solo una barzelletta, ma questo è esattamente quello che fa una buona parte degli arrampicatori. Arrivano sotto la parete e dicono: "Mi batterai in furbizia, ma in forza..."

Ci si allena quando si vuole sviluppare una precisa capacita che poi si utilizzerà in un prevedibile futuro. Ad esempio un velocista si allena per percorrere i 100 m nel minore tempo possibile. Il percorso del velocista e prevedibile, non cambierà in futuro. In arrampicata le cose cambiano, e cambiano in modo sostanziale.

Hai mai visto Picasso allenarsi per dipingere? Sembrerebbe ridicolo! L'arte non richiede allenamento, richiede pratica. L'arte si pratica, non puoi allenarti per fare l'arte. Certo qualcuno potrebbe dire che la pratica è una forma di allenamento, ma non è così. E' molto semplice, quello che fai per il presente, per la gioia di quel momento è pratica, quello che fai per pianificare il futuro, è allenamento. La differenza è sostanziale e profonda. Molti pensano che la pratica e l'allenamento siano sinonimi, ma non lo sono, sono opposti. Quando si pratica un'attività, si è completamente coscienti, attenti al presente, mentre l'allenamento è finalizzato al futuro, al risultato da raggiungere. La pratica si fa sempre per il presente, è finalizzata al presente. L'allenamento è un surrogato di quello che si vorrebbe praticare la ripetizione di un surrogato per migliorare in futuro. Chi si allena crea un surrogato di quello che vorrebbe fare, per poi ripeterlo in modo meccanico. Proprio questa meccanizzazione ti porta lontano dalla pratica necessaria all'arrampicata. Se vuoi praticare non accontentarti di surrogati, altrimenti diventerai come una macchina che sa solo ripetere le stesse cose. Prova a pensare ad uno scrittore che si allena per scrivere. E' ridicolo! Certo che potrebbe allenarsi, e probabilmente diventerebbe bravo a scrivere, ma nel senso letterale del termine. Dopo tanto allenamento sicuramente riuscirà a sviluppare una buona calligrafia, ma che ne sarà della creatività, della sensibilità necessaria allo scrittore?

Boris Pasternak, premio Nobel, scrittore e poeta russo, diceva: L'uomo è nato per vivere, non per prepararsi a vivere.

Perché è così difficile cogliere la differenza tra pratica e allenamento? Perché nella nostra società si vuole creare l'illusione di avere il controllo su tutto. Si vuole illudere la gente che tutto sia controllabile, che pianificando la propria vita si possa vivere tranquilli e felici. Mandiamo i bambini a scuola, all'università, per 25-30 anni: quanto tempo speso per la preparazione! E' normale che nella nostra società, sembri ovvio il bisogno di preparazione per ogni cosa.

Ma ci sono cose per le quali la preparazione non è necessaria, anzi è controproducente. Pensa ad un uomo, che si prepara a cosa dirà alla ragazza che ha invitato a cena, non potrà certo essere spontaneo! Sarà meccanico, sarà ridicolo, non puoi prepararti per vivere la vita. Ci sono cose che la preparazione, l'allenamento rende completamente innaturali. Guarda un arrampicatore che copia i movimenti visti in un manuale o fatti da uno scalatore più esperto. E completamente innaturale, ridicolo! Nelle falesie questa è diventata la norma, le falesie sono piene d'imitatori, di pappagalli.

Se sei un arrampicatore, è naturale che tu arrampichi, come per un fiore è naturale che fiorisca, ma un fiore non deve certo allenarsi per questo! Arrampica con coscienza, ma non provare a prepararti per l'arrampicata. Molti scalatori però preferiscono imparare e ripetere gli stessi movimenti fino al limite delle loro possibilità fisiche. Diventano molto bravi a ripetere gli stessi movimenti, molto forti! Quei movimenti imparati a memoria su un'altra parete, su una roccia diversa, purtroppo non hanno senso, non servono a nulla.

Una suora ha un pappagallo e lo lascia a un contadino e gli dice: mi raccomando non gli insegni le parolacce perché domenica deve andare a messa!
Il contadino: non si preoccupi!
E la suora se ne va. Mentre il contadino zappa, gli si rompe la zappa: porca puttana mi si è rotta la zappa! E il pappagallo sente.
Il contadino dell'altra terra: M'è svenuta la mucca e ora come fo'?
Il contadino: infilagli un dito in culo che ripiglia! e il pappagallo sente.
La sera arriva la suora a prendersi il pappagallo e la domenica va a messa, mentre il prete dice la messa, il pappagallo: porca puttana! E la suora sviene.
Il prete: è svenuta la suora e ora come si fa?
Il pappagallo: infilagli un dito in culo che ripiglia!

 

7 motivi per smettere di allenarsi

 

Ti sei mai chiesto se dovresti allenarti per arrampicare? Se ti stai allenando, ti sei mai chiesto se la tua arrampicata è veramente migliorata, o sei costretto a ricorre ai gradi per auto-illuderti di saper arrampicare? Ecco 7 motivi per non allenarsi o per abbandonare l'allenamento.

1. L'allenamento è l'opposto della pratica

La pratica e l'allenamento non sono sinonimi, ma sono opposti. La pratica dell'arrampicata è un'attività fisica molto intensa, che se eseguita coscientemente ti permette di sviluppare forza, tecnica e creatività. Questi elementi nella pratica sono naturalmente ben bilanciati e si sviluppano semplicemente praticando con attenzione e coscienza. Quando ti alleni, ripetendo vie a memoria o facendo trazioni, artificiosamente escludi gli elementi più importanti, forzi l'allenamento fisico con l'aspettativa di migliorare. Purtroppo però quello che crei è uno sbilanciamento, che è efficace solo su limitate salite.

2. L'allenamento sopprime il tuo ingegno

In arrampicata spesso basta un minimo d'ingegno per aggirare le difficoltà. E naturalmente basta un po' di stupidità per trasformare una via facile in una via estrema. Gli schemi di allenamento per loro natura ripetitiva e meccanica sono un ottimo metodo per uccidere il tuo ingegno.

3. L'allenamento annulla la tua curiosità

Guarda i bambini, per loro imparare è qualcosa di assolutamente naturale, un bambino è naturalmente curioso e chiede agli altri e a se stesso il perché di certi fenomeni. Non è facile sopprimere questa curiosità, infatti, i bambini continuano a chiedere e a essere curiosi. Per fermare questa curiosità è necessario inventarsi qualcosa di veramente efficiente. Ma l'uomo è geniale quando si tratta di inventare qualcosa che può nuocere a sé stesso e naturalmente ci è riuscito: ha inventato la preparazione basata sulla ripetizione delle stesse azioni. I sistemi di allenamento sono basati sulla ripetizione, l'odierno sistema scolastico è basato sulla ripetizione e sull'accumulo di sapere. Questo tipo di preparazione prevede di applicare meccanicamente il sapere già accumulato. Ogni azione meccanica, ogni ripetizione fatta non coscientemente uccide la curiosità, la voglia di sperimentare.

4. L'allenamento nega la tua individualità.

Ogni persona è diversa da tutte le altre. Questa semplice constatazione viene considerata nei manuali di allenamento? Chi è al centro la persona o l'allenamento? L'allenamento si basa sulla conformità e non sulla diversità, questa è la ragione principale del insuccesso di molte persone che si allenano troppo.

5. L'allenamento è un sistema meccanico

Tu non sei una macchina sei una persona e le persone non hanno bisogno di una tabella di marcia, ma di di stimolazioni, di provocazioni, di essere inserirti nell'ambiente dell'arrampicata con gioia.

6. L'allenamento ti rende abitudinario

Quello che voglio proporre è il contrario dell'abitudine. L'abitudine attenua le capacità percettive: prova ad osservare la natura, vedrai che gli animali che fanno le cose per abitudine sono le prime vittime dei predatori. Le situazioni non si ripetono mai esattamente come prima, bisogna sempre essere pronti ad adattarsi. L'abitudine ti rende non adattabile.

7. L'allenamento limitata le tue esperienze

Pensa alle esperienze che potresti fare arrampicando al posto di fare trazioni. E' un peccato sprecare il tuo tempo con dei surrogati. Arrampica e non allenarti per l'arrampicata!

 

Ivo Buda

L'immagine dell'articolo è una delle 36 vedute del Monte Fuji dell'artista Giapponese Katsushika Hokusai. Questa serie rappresenta il Monte Fuji in condizioni meteorologiche, stagioni e posti diversi.