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oceano e rocce con corda

Vorrei condividere un commento ricevuto da David Scott Van Woert, produttore esecutivo a Identity fx. Stavamo discutendo di arrampicata, ma il pensiero che David ha espresso è molto profondo, va ben al di là di un semplice consiglio su come arrampicare meglio. Questo pensiero tocca il nostro modo di porci di fronte ai successi e ai fallimenti nella nostra vita:

...mi auguro che noi tutti provassimo a scalare con meno ego. Penso che la paura del fallimento può essere in parte considerata come la paura di sfigurare di fronte ad altre persone, ma a un livello più profondo potrebbe davvero essere considerata la paura del successo. Cadere (fallire) fa parte di ciò che siamo come esseri umani. In arrampicata -come negli negli affari, relazioni, qualsiasi cosa- è essenziale che, quando raggiungiamo il successo o un nuovo record di velocità o impressioniamo gli amici su un tiro di corda, impariamo da quello che abbiamo fatto. Questo è il modo con il quale impariamo che cosa non fare, ed è il modo con il quale noi stessi ci calibriamo per i compiti che ci siamo assunti. Il successo può portare ad una visione celebrativa nel breve termine, ma spesso ci porta anche un maggiore livello di responsabilità. Durante la progressione (successo) dobbiamo abbandonare le nostre vittorie passate e inventarne di nuove. Dobbiamo creare un nuovo standard. Occorre spianare la strada. La parola successo deriva dal latino "venire dopo". E molti sanno quale impegno può essere quello di dover reinventare se stessi più e più volte. Così forse, si tratta di un gioco sottile, tra yin e yang di successo e di fallimento, che plasma la nostra paura. Indipendentemente da ciò, prova a cercare negli avvenimenti della Storia e troverai, che noi come esseri umani, di volta in volta abbiamo raggiunto attraverso il fallimento tanto quanto abbiamo raggiunto attraverso il successo. Forse non dovremmo scegliere di stare in disparte per paura, ma abbracciare la nostra capacità di fallire (o avere successo!) Invece di etichettarla con tale stigma.

 

Il successo e il fallimento sono complementari

Il successo e il fallimento non sono due opposti, sono complementari. Complementare è ciò che completa l'altra parte. Quindi si presuppone una cosa intera di cui viene preso un pezzo. Il complementare è quella parte, che permette di ricostruire l'intero. Tutte e due le parti insieme possono contribuire a farti crescere come arrampicatore e come persona.

Mentre arrampichi non preoccuparti se hai fallito e non celebrare il successo, ma piuttosto prova ad essere presente per capire cosa sta succedendo nel momento dell'azione. Sei caduto o ti sei fermato su un passaggio difficile? Non soffermarti su questo fatto, non perdere il momento più importante, il momento dell'azione, prova a capire i motivi, cosa sta succedendo. Sei riuscito a superare un passaggio impegnativo? Non celebrare una cosa già passata, ma prova a soffermarti sull'azione, sì presente e impara anche dai tuoi successi. Quando sei cosciente non importa se fallisci o se hai successo, se sarai cosciente avrai comunque imparato qualcosa. Se sarai cosciente la qualità della tua arrampicata migliorerà.

Quando non sei cosciente, non importa se riuscirai o non riuscirai a fare una via. Chi non è cosciente non impara mai niente. Forse col tempo diventa più forte, più testardo, perché sarà costretto a diventare più forte! Ci sono scalatori che riesco a fare vie molto difficili, ma lo fanno in modo incosciente, imparandole a memoria dopo decine di ripetizioni. Potrebbero farle con la metà della forza che utilizzano!

Non è una questione di salire o non salire è una questione di come si sale: sei attento e cosciente ad ogni passo, oppure stai arrampicando in modo ripetitivo, automatico? Ogni momento mentre arrampichi è un'opportunità, non importa se la via è difficile o facile. Ma per non perdere questa opportunità dovrai porre attenzione ogni volta che tocchi la roccia. Il nostro sistema educativo produce menti ambiziose, questo è l'orientamento della nostra società. Ma l'ambizione ti costringe a guardare al futuro, a concentrarti sui risultati e così ti lasci sfuggire quel momento magico che serve per capire le cose. Prova ad osservare un arrampicatore ambizioso, usa sempre la forza, anche sulle salite più facili.

È pericoloso non sbagliare mai, cadere nell'abitudine di ripetere gli stessi comportamenti: un arrampicatore che usando la forza riesce a superare vie difficili si illuderà di saper arrampicare e così smetterà di imparare, di percepire quello che succede sulla roccia. L'abitudine è molto pericolosa, attenua le capacità percettive e ci induce a perdere progressivamente contatto con la realtà. Prova ad osservare la natura: gli animali che fanno le cose per abitudine sono le prime vittime dei predatori. Le situazioni e i comportamenti non sono mai esattamente uguali, se in passato determinate azioni avevano dato buoni risultati non è detto che lo stesso valga per il futuro.

A volte un insuccesso può essere un trampolino di lancio migliore di molti successi, può farti capire molte cose, può farti cambiare rotta per trovare la strada più adeguata alla tua persona. Sì sveglio e attento quando arrampichi e gli insuccessi, così come i successi, renderanno la tua arrampicata un gioco creativo.

In un negozio di attrezzatura per montagna il titolare molto preoccupato per la crisi economica, racconta i suoi problemi ad un amico:
"Sai, ormai le cose vanno proprio male. Sono settimane che non riesco a dormire. Se non trovo i soldi, dovrò appendere le scarpette al chiodo!"
"Perché non ti sei rivolto a me..? Siamo amici, no?"
"Vuoi dire che mi presterai il denaro?"
"No, però ho degli ottimi sonniferi...!"

 

Ivo Buda

 

L'immagine introduttiva è una grafica di Katsushika Hokusai, pittore e incisore giapponese. I suoi lavori furono fonte di ispirazione per Claude Monet, Vincent Van Gogh e molti altri.