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Arciere di Aligi Sassu

A volte per comprendere a fondo la propria attività è necessario allargare lo sguardo, guardarsi attorno per vedere come agiscono nelle altre arti. Rimanere confinati nel proprio mondo è sicuramente una barriera che non ti permette di apprezzare possibili spunti provenienti da ambiti anche molto distanti dalla tua attività.

La letteratura può essere fonte di grande ispirazione. Personalmente ho sempre trovato degli ottimi spunti dalla letteratura proveniente da ambiti apparentemente estranei all'arrampicata o all'alpinismo, mentre la letteratura di questi settori specifici si è quasi sempre rivelata superficiale e intrisa di falsi eroismi. Tra i vari libri che hanno ispirato la mia arrampicata un posto speciale va sicuramente al piccolo capolavoro di Eugen Herrigel: Lo zen e il tiro con l'arco . Eugen Herrigel, un professore tedesco di filosofia, fu invitato a tenere dei corsi all'Università Imperiale in Giappone e decise di imparare una delle arti tradizionali Giapponesi, il tiro con l'arco:

 

Il rilassamento

...Il Maestro ci invitò ad osservare attentamente. Incoccò una freccia, tese l'arco al punto che non credevo potesse sostenere l'impegno di racchiudere in sé il tutto, e finalmente tirò. Tutto questo appariva non solamente bellissimo ma anche molto agevole. Poi mi ordinò: Faccia altrettanto, ma badi che il tiro con l'arco non è fatto per rafforzare i muscoli. Per tirare la corda lei non deve impiegare l'intera forza del suo corpo, ma deve imparare a lasciare alle sue mani di compiere tutto il lavoro, mentre i muscoli delle braccia e delle spalle restano rilassati e non sembrano partecipare all'azione. Lo zen e il tiro con l'arco )

L'arrampicata può diventare una magia. Tutto questo appariva non solamente bellissimo ma anche molto agevole. Un passaggio può essere superato con una tale naturalezza e coscienza da sembrare estetico e facile. Ma questa estetica non è voluta, è un'estetica che nasce direttamente dalla naturalezza con la quale si arrampica. L'arrampicata sembra bella se è gestita in modo intelligente. All'apparenza risulta oltretutto facile e agevole, questo perché le proprie forze vengono focalizzate solamente dove è realmente necessario.

Questo pensiero è fondamentale per capire come va gestita la forza durante l'arrampicata: Lei non deve impiegare l'intera forza del suo corpo. Dovrai imparare ad usare solamente i muscoli che sono necessari all'azione. Gli altri muscoli possono rilassarsi, la tensione non è necessaria. Al contrario la tensione è la cosa più dannosa per una progressione fluida. Il corpo deve rimanere rilassato, sono in tensione solo le parti necessarie a compiere il movimento. Tutta la forza viene convogliata nei muscoli che devono compiere l'azione: così questi muscoli diventano più efficienti. Il resto del corpo sembra non partecipare e per questo motivo tutto sembra così facile, sembra un gioco.

 

Il respiro

...”Lei non ci riesce” mi spiegò il Maestro “perché non respira bene. Dopo l'ispirazione spinga lentamente in giù il fiato in modo che la parte addominale si tenda moderatamente, e ve lo trattenga per un poco. Poi ispiri il più lentamente e regolarmente possibile, e dopo una breve pausa riprenda rapidamente il fiato – e così via in un alternarsi di espirazione e di inspirazione con un ritmo che a poco a poco si stabilirà da sé. Lo zen e il tiro con l'arco )

La respirazione è il primo gradino verso il rilassamento. Lei non ci riesce perché non respira bene. Respirare male è semplicemente una cattiva abitudine. Questa abitudine deriva da tensioni o troppi stimoli oramai diventati normali nella vita di ogni giorno. In genere si manifesta con la respirazione accelerata solamente della parte alta dei polmoni. Esistono numerosissime tecniche molto valide per correggere e migliorare la propria respirazione, che descriverò nei prossimi articoli. Il primo passo da fare è quello di essere coscienti della propria respirazione. Iniziare ad ascoltare il proprio respiro è il passo più impegnativo, ma è fondamentale trovare il tempo per farlo. Rendersi conto dei propri errori è fondamentale per riuscire a correggerli.

 

La fluidità

...Dette queste parole, afferrò il suo arco, lo tese e tirò. E per la prima volta messo sull'avviso, notai che la mano destra del Maestro, improvvisamente aperta e liberata dalla tensione, scattava sì all'indietro, ma senza provocare la minima scossa del corpo. Il braccio destro, che prima del colpo formava un angolo acuto, si apriva, è vero, di scatto, ma si distendeva poi dolcemente. L'inevitabile scossa veniva dunque sostenuta e controbilanciata elasticamente. Se la potenza del colpo non si tradisse nello schiocco della corda e nella forza di penetrazione della freccia il processo stesso del tiro non la rivelerebbe mai. Nel Maestro almeno l'atto dello scoccare la freccia appariva semplice e senza pretese, come fosse un gioco. Lo zen e il tiro con l'arco )

L'elasticità e il dinamismo sono fondamentali. Tutta la vita è in movimento, si trasforma, nelle discipline orientali questo è uno dei pensieri principali. L'inevitabile scossa veniva dunque sostenuta e controbilanciata elasticamente.Alla situazione di tensione segue una situazione di distensione. Il passaggio da una situazione all'altra deve essere fluido. In caso contrario la tua arrampicata sarà simile ai movimenti di un robot, arrampicherai a scatti. Quando arrampichi prova a congiungere i movimenti, quando fai un movimento continua con il prossimo senza fermarti, prova a creare una continuità. L'arrampicata dinamica non è solo lanciare sugli appigli, al contrario, l'arrampicata dinamica è muoversi in modo elastico sulla roccia.

 

La naturalezza

Lei deve rispose il Maestro tenere la corda tesa come un bambino piccolo tiene il dito che gli si porge. Lo tiene così stretto che non finiamo di meravigliarci della forza di quel minuscolo pugno. E quando abbandona il dito lo fa senza la minima scossa. Sa perché? Perché il bambino non pensa – mettiamo: ora lascio il dito per afferrare quest'altra cosa . Ma senza riflettere e senza intenzione, passa da una cosa all'altra si potrebbe dire che egli gioca con le cose se non fosse altrettanto giusto dire che le cose giocano con lui. Lo zen e il tiro con l'arco )

E' lo scalatore che gioca con la roccia o è la roccia che gioca con lo scalatore? Quando ti fai questa domanda significa che stai guardando la vera arrampicata! Quando finisce l'intenzione inizia il gioco. Quando ti trovi su un passaggio difficile non pensare troppo a quello che devi fare ma agisci, non riflettere sull'esecuzione. La volontà di passare e l'intenzione non sono i tuoi amici, ma sono i tuoi peggiori nemici. La volontà è il più grande ostacolo al rilassamento e di conseguenza ad un'arrampicata fluida. Dovrai lasciarti sorprendere, ascoltare continuamente la roccia e il tuo corpo. Le situazioni cambiano, lasciati sorprendere!

La tua arrampicata non sarà mai fluida se ripeterai a memoria i passaggi. Non potrà mai esserlo, la ripetizione a memoria è sempre legata alla volontà, e la volontà non ti permette di rilassarti. Dimentica i passaggi imparati a memoria, le posizioni da manuale. Se ripeti a memoria gli stessi passaggi probabilmente lo fai perché vuoi passare ad ogni costo, ma proprio questo desiderio è la causa di tensioni durante l'arrampicata. Prova ad abbandonare la volontà e dedicarti al gioco. Dovrai ascoltare il tuo fisico e la roccia, attentamente, in modo molto cosciente. Ma dovrai essere attento in ogni momento, perché in ogni momento le cose cambiano. Vedrai che così inizierai ad arrampicare in modo fluido. A volte non riuscirai ad interpretare nel modo giusto la roccia e andrai nella direzione sbagliata, ma questo ti aiuterà a capire come decifrare meglio le informazioni che ti vengono offerte. Questi errori sono utilissimi per accrescere la tua capacità di interpretare la roccia. Nessun errore è una perdita di tempo. Questo è uno dei grandi problemi che hanno gli arrampicatori: tendono a ripetersi per la paura di commettere errori. Chi si ripete ha sempre paura, è sempre esitante. La conseguenza è anche la perdita dell'elasticità nei movimenti.

La differenza qualitativa tra l'arrampicata cosciente e quella ripetuta a memoria è immensa. Se arrampicherai cercando di ripetere le posizioni da manuale sarai un imitatore. Se dipenderai da schemi già predisposti non avrai bisogno della tua intelligenza. Certo, imitare è sempre più facile, più comodo. Ma l'arrampicata sarà una danza solo se sarai originale. Perché fare l'imitatore, prova ad essere originale! La natura stessa ti dice di essere originale, non ci sono due persone uguali. Le tabelle di allenamento, gli schemi con le posizioni sulla roccia sono fatte per gli imitatori, il mondo è già pieno di imitatori. Guarda i grandi scalatori, impara da loro, ma non imitarli. Il loro modo di arrampicare non potrà mai diventare il tuo modo di arrampicare. Quello che può essere giusto per una persona potrebbe non andare bene per te. Quando troverai quello che va bene per la tua natura la tua arrampicata cambierà radicalmente: il respiro, la concentrazione non vengono interrotti, sei subito pronto per passare al movimento successivo. A poco a poco inizierai a distinguere questi due tipi di arrampicata, quella cosciente da quella dell'imitatore. Quando si arrampica in modo cosciente il piacere che ne deriva è enorme. Ti sentirai soddisfatto del tuo modo di arrampicare e non ci sarà bisogno di ricercare i gradi alti o ulteriori sfide.

 

Ivo Buda