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vista sull'oceano con onde

Seneca diceva che nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare o in latino: Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est.

Quando non sai dove andare, quando non sai che strada prendere non aspettarti nessuna forza favorevole a tuo favore: non c'è vento favorevole per un marinaio che non sa dove andare. Forse il marinaio ha trovato un vento che potrebbe portarlo lontano, ma a cosa serve se non sa quale direzione prendere?

Ma il vento è anche una metafora per dire che il marinaio potrebbe avere un'ottima imbarcazione, strumenti precisi e condizioni meteorologiche favorevoli. Ma tutto questo serve a ben poco se non sa verso quale luogo dirigersi.
Come per i marinai, anche per gli arrampicatori, che non sanno dove andare, non possono esserci condizioni favorevoli. Forse hai comprato le scarpette che indossava il migliore scalatore del momento, ti sei allenato per mesi, ed ora riesci a tenere anche appigli minuscoli. Questo però servirà a ben poco se non saprai dove andare.
E se non vedi, come potresti sapere dove andare? Prima di tutto bisogna vedere: in arrampicata come in tutte le arti. Questa è la ragione che mi ha spinto ad iniziare la mia serie di articoli parlando della visione e dell'arte di vedere, argomento che sembra estraneo agli arrampicatori.

Questo è il terzo articolo della serie dedicata alla visione (L'arte di vedere la roccia in arrampicata: come funziona la visione?), qui troverai: Il movimento e la visioneL'oscillazioneLa visione non coscienteLo sguardo analiticoLa mente e la visione

Il movimento e la visione

Se osserviamo il mondo attraverso le immagini sappiamo che la nostra percezione del mondo sarà molto distorta. Per capire quello che ci circonda abbiamo bisogno di muoverci, di attraversare i luoghi, osservare da diversi punti di vista. Il movimento quindi è fondamentale. Anche quando osserviamo gli oggetti più piccoli o quando cerchiamo appigli o appoggi, il movimento è di fondamentale importanza. In arrampicata se osserviamo un principiante vedremo che tende a tenersi incollato alla roccia. Quando si è troppo vicini alla roccia il campo visivo è limitato. Per vedere bisogna spostarsi, allontanarsi dalla parete per vedere.

(tutte le parti in corsivo di questo articolo sono tratte dal libro "L'arte di vedere" di Aldus Huxley):

Allo scopo di percepire tutte le parti di un oggetto con fissazione centrale o, in altre parole, con il massimo di chiarezza, l'occhio deve compiere un numero enorme di piccoli e rapidi spostamenti da un punto all'altro. La mobilità, dunque, è la condizione normale e naturale della mente che seleziona e percepisce, e, per la necessità della fissazione centrale, è anche la condizione normale e naturale dell'occhio che riceve la sensazione. Il modo migliore di acquisire la fissazione centrale non è di sforzarsi a vedere una piccola area meglio di tutte le altre, ma di coltivare la mobilità, che è la condizione necessaria per vedere piccole aree successive di un oggetto col massimo di chiarezza.

Non puoi immergere il piede due volte nella stessa acqua del fiume, tutto scorre , tutta la vita è in movimento, si trasforma. Nelle discipline orientali è normale che tutto sia in movimento, la staticità è considerata portatrice di attriti e incomprensioni. Se un suono è costante non lo si percepisce più, se la mano è appoggiata immobile su qualcosa, dopo un po' non sentiremo più alcuna sensazione, se l'occhio è fisso su qualcosa dopo un po' non la vede più. Il movimento è necessario alla percezione. Ma purtroppo nella nostra società siamo abituati a pensare in termini statici, abbiamo bisogno di cose immutabili, eterne.

In arrampicata sembra normale cercare costantemente dei "punti fermi", cercare la "sicurezza" : gli arrampicatori più inesperti trovano l'illusione della sicurezza ripetendo esattamente a memoria i passaggi. Ma le cose cambiano, anche il tuo corpo cambia, a volte è più debole, a volte più forte. Il passaggio sulla roccia quindi va superato in modo diverso, dovrai usare appigli diversi. Se vorrai arrampicare bene il tuo occhio dovrà abituarsi alla mutazione, al movimento. Prova ad osservare un arrampicatore esperto, è sempre in movimento, si sposta continuamente sui piedi, sono spostamenti piccoli, ma servono anche a vedere, ad analizzare l'ambiente nel quale ci si sta muovendo. Bisogna rilassarsi consapevolmente, cambiare punto di vista e smettere di lottare con la roccia.

L'oscillazione

Gli esercizi per allenare e migliorare la vista possono essere praticati da chi ha difficoltà con la vista, come le avevo io, ma anche da chi è interessato a capire e perfezionare la propria visione. Personalmente praticai questi esercizi quando avevo tra i 20 e i 25 anni e ne trassi un beneficio enorme, visto che ancora ora non porto gli occhiali. Fino a quando avevo 20 anni portavo regolarmente gli occhiali e sulla mia patente avevo l'obbligo di guida con lenti. Il beneficio non fu solo quello di una vista più acuta, ma anche una migliore capacità di analizzare tutto quello che mi circondava.

Di seguito descriverò solo alcune delle molte tecniche del libro di Aldus Huxley:

L' "oscillazione corta" è un esercizio che produce automaticamente lo spostamento dell'attenzione . Di conseguenza rende la mente consapevole del movimento. Stando fermo fai oscillare il corpo lentamente da sinistra a destra e viceversa: in breve prenderai confidenza con la percezione dello spostamento. Si possono inventare infinite varianti di questo esercizio, al posto della finestra anche il vano di una porta andrà bene, o si ti sembra troppo facile prova con il bordo di uno strapiombo! L'importante è spostare lo sguardo da un oggetto vicino a un altro oggetto più lontano. Mentre si oscilla verso destra, l'oggetto vicino sembrerà muoversi verso sinistra passando davanti all'oggetto più distante. Mentre si oscilla verso sinistra, sembrerà muoversi verso destra.

L' "oscillazione lunga" è simile all'esercizio precedente, ma al posto di un movimento limitato, muoviti torcendo contemporaneamente il tronco sulle anche. Quando vedi gli oggetti muoversi prova a essere indifferente, non fare il minimo tentativo di percepire che cosa si sta muovendo.

Infine prova a lanciare in alto una palla con la mano destra e afferrarla al volo con la sinistra. Prova a seguire con lo sguardo la palla dal momento in cui è lanciata al momento in cui la traiettoria raggiunge il suo culmine, e poi, mentre discende, fino al momento in cui viene afferrata dalla mano sinistra.

Questi esercizi di oscillazione non dovrebbero essere limitati a periodi speciali, ma dovrebbero essere inseriti nella normale vita quotidiana. Tanto per cominciare, ogni volta che vi muovete, lasciate che il mondo vi passi davanti e siate coscienti di questo suo passaggio. Diventando coscienti dell'apparente mobilità di ciò che vi circonda, aumenterete la mobilità degli occhi e della mente creando così le condizioni di una migliore attività visiva.

La visione non cosciente

La visione non è solo visione cosciente. Il mondo è pieno di oggetti, ma la nostra attenzione si rivolge soltanto ad alcuni di essi. Noi selezioniamo quello che "ci interessa", trascuriamo tutto il resto. Quello che non "ci interessa", semplicemente non viene percepito, sembra non esistere. A volte quando ammiriamo il quadro di un artista, con una veduta a noi familiare, notiamo delle cose che prima non avevamo visto. Gli artisti hanno la capacità di cogliere proprio quelle cose che sfuggono all'interesse comune (vedi l'articolo Come si impara ad osservare con attenzione?). Questo tipo di visione però non è quasi mai cosciente. Il più delle volte la visione non cosciente viene risvegliata dai pericoli.

La nostra capacità di vedere, non dipende soltanto da processi coscienti, bensì anche da meccanismi legati alla sfera dei riflessi. La visione in questo caso si riduce ad un riflesso inconscio, è più rozza ma anche più immediata. Andando in montagna mi è capitato numerosissime volte di spostarmi d'istinto per schivare sassi che cadevano. Queste azioni sicuramente non erano legate ad una visione cosciente. Non puoi guardare un masso cadere e pensare ora mi sposto, non c'è tempo per pensare, devi agire con un riflesso inconscio!

Diversi studi hanno dimostrato che alcuni rettili sfruttano principalmente questo tipo di visione. Sicuramente la visione non cosciente è un tipo di visione primordiale che non siamo abituati a sfruttare, ma che entra in azione in caso di pericolo.

Ma la parte più sconvolgente che riguarda la visione non cosciente è il fenomeno chiamato visione cieca: persone completamente cieche a causa di lesioni nella corteccia cerebrale riescono ad evitare ostacoli lungo un percorso senza esserne coscienti. Durante uno di questi esperimenti un paziente ha riferito ai ricercatori di aver camminato in modo del tutto naturale, senza essere cosciente della presenza di ostacoli lungo il tragitto: "Mi è venuto spontaneo camminare in quel modo, non mi ero accorto che ci fossero degli ostacoli".
Ma cosa significa tutto questo per l'arrampicata? Significa che noi siamo capaci di vedere anche ciò che non si vede, che l'istinto e le sensazioni possono essere di grande aiuto quando si tratta di "vedere" la roccia. Quando si arrampica è necessario muoversi, abituarsi a gettare occhiate rapide alla roccia, per poi cogliere anche quelle informazioni che derivano dalle sensazioni avute.

Lo sguardo analitico

La visione analitica e la visione non cosciente non sono due opposti, ma si compensano l'una con l'altra. Lo sguardo analitico richiede tempo, è un'attività cosciente. Lo sguardo corre lungo gli oggetti, analizza le diverse parti separatamente, è un processo mentale molto intenso.

In arrampicata non c'è sempre tempo per analizzare la parete nei più piccoli dettagli. Uno sbaglio che molti fanno è quello di non analizzare la roccia dove ci sarebbe la possibilità di farlo, dove ci si può riposare. Al contrario purtroppo molti arrampicatori iniziano ad analizzare proprio quando non dovrebbero farlo, quando dovrebbero seguire i propri istinti e muoversi velocemente.

Come si analizza la roccia? Non fissare lo sguardo, non cercate di vedere tutta la parete allo stesso tempo. Prova invece ad analizzarla a porzioni, osservando una alla volta tutte le parti più significative, lascia correre lo sguardo. L'abitudine dei continui spostamenti deve essere coltivata in ogni occasione, anche durante la normale attività quotidiana.

La mente e la visione

Gli occhi ci forniscono il materiale grezzo della vista, la mente prende questo materiale, lo elabora e lo trasforma in visione. Quando vengono coinvolte emozioni come il timore, la preoccupazione, la collera e l'ambizione, allora la mente ne soffre e di conseguenza anche il corpo e la vista. Per dimostrare che le emozioni negative abbassano la capacità visiva basta fare una prova: pensa a qualcosa di spiacevole e la qualità della tua vista cambierà, prova a chiudere gli occhi pensare a qualcosa di piacevole, poi riaprili e ne trarrai un beneficio.

Chi vuole avere una vista normale deve perciò fare il possibile per evitare queste perniciose emozioni negative o liberarsene, e apprendere nel contempo l'arte di vedere, che permette di eliminare in parte o completamente i disastrosi effetti di tali emozioni sugli occhi e sulla mente.

Quello che i nostri occhi inviano alla mente è solo una parte del processo visivo. In questo processo la nostra mente subentra con emozioni, ricordi di esperienze passate e il sapere immagazzinato attraverso lo studio. Alla fine avremo la visione che sarà tanto meno oggettiva, quanto maggiore sarà l'influenza delle emozioni e del nostro sapere.

Con il "vedere" la roccia inizia il gioco dell'arrampicata ancora prima di toccare la parete. Questo processo è così fondamentale, che probabilmente non ha senso focalizzarsi su altri fattori come la forza o la scioltezza finché non si sviluppa una buona capacità di vedere. Vedere la roccia significa vedere il percorso e i passaggi ancora prima di salirli, avere la capacità analitica per capire dove si può salire, dove si possono aggirare le difficoltà, dove ci si può riposare. Vedere la roccia significa anche avere la capacità di mantenere la nostra visione chiara quando la stanchezza e la fatica si fanno sentire.

Tre arrampicatori dopo una via in montagna si riposano in cima e parlano del loro amico al quale avevano pronosticato ancora solo nove mesi di vita:
"Cosa faresti se il medico ti dicesse che hai ancora solo nove mesi di vita?"
Il primo disse: "Darei tutti i miei averi alla Chiesa, e reciterei le mie preghiere regolarmente".
Il secondo disse: "Venderei tutto per andarmene ad arrampicare in giro per il mondo! "
E infine il terzo disse: "Io? Andrei a sentire il parere di un altro medico."

 

Ivo Buda