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montagne e mare con onde

La vista di uno scalatore principiante è meno acuta di quella di uno scalatore esperto. Quando iniziai ad arrampicare ero spesso affascinato dall'intuizione degli altri arrampicatori nel trovare le linee di salita anche su pareti che sembravano impossibili da salire. Un arrampicatore esperto vede quello che gli altri non riescono a vedere. Perchè c'è una tale differenza qualitativa tra la vista di un neofita ed uno scalatore esperto? E' possibile esercitarsi attivamente per migliorare la nostra visione?

Questo è il secondo articolo della serie dedicata alla visione (L'arte di vedere la roccia in arrampicata: come funziona la visione?), qui troverai: Il principio fondamentaleVisione e memoriaAttenzione volontaria e involontariaIl rilassamento degli occhi.

 

Il principio fondamentale

Le attività umane in apparenza sono molto diverse: cosa potrebbero avere in comune la musica e lo sport? Oppure cosa potrebbe avere in comune un forte giocatore di scacchi con un bravo chef? Aldus Huxley ha capito che queste attività seppur completamente diverse hanno qualcosa in comune (tutte le parti in corsivo di questo articolo sono tratte dal libro "L'arte di vedere" di Aldus Huxley):

Come essere certi, si può chiedere, che si tratti della tecnica giusta? La prima e più convincente prova della bontà del sistema consiste nella sua efficacia. Qualunque sia l'arte che si vuole apprendere (l'acrobata o l'arte di suonare il violino, la preghiera mentale o il golf, la recitazione, il canto, la danza che altro), un buon maestro vi dirà una sola cosa: imparate a combinare la distensione con l'attività; imparate a fare quello che dovete fare senza sforzo; lavorate con impegno, ma mai in uno stato di tensione.

Parlare di combinazione dell'attività con la distensione può sembrare paradossale, ma in realtà non lo è. Ci sono infatti due specie di distensione: quella passiva e quella dinamica. A quella passiva si giunge attraverso uno stato di riposo assoluto, un cosciente «lasciarsi andare». Come antidoto alla fatica, come metodo per trovare temporaneo sollievo a tensioni muscolari eccessive e alle concomitanti eccessive tensioni psichiche, il rilassamento passivo è eccellente. Ma, per la natura stessa delle cose, non può bastare. Non si può passare tutta la vita in riposo, non si può quindi essere sempre in uno stato di rilassamento passivo. Ma c'è un'altra specie di rilassamento che si può chiamare rilassamento dinamico e che è quello stato del corpo e della mente che si accompagna a un funzionamento normale e naturale.

Rilassarsi non è solo stare distesi in spiaggia sotto l'ombrellone. Lo sa bene chi coltiva una vera passione: dopo una giornata passata attivamente a fare quello per qui ci si sente portati, è normale sentirsi rilassati e appagati, mentre la fatica quasi non si percepisce. Questo tipo di rilassamento si chiama rilassamento attivo. Quando lavoriamo intensamente su un progetto che ci interessa è naturale farlo senza sforzarsi. Purtroppo però il nostro ego è sempre alla ricerca di sfide e cose difficili, di conseguenza si tende a creare lavoro e fatica anche dove non sono necessari. Le sfide, la tensione sono i peggiori nemici del rilassamento.

Visione e memoria

La memoria e l'esperienza sono fondamentali in arrampicata, non per ripetere le stesse azioni, ma per migliorare le nostre capacità di percezione, per vedere cose simili a quelle che ci sono già state utili in passato. Molte tecniche descritte nel libro di Huxley lavorano sulla memoria, ecco perché:

L'esperto microscopista vedrà in uno striscio certi particolari che sfuggiranno al principiante. Camminando per un bosco un cittadino sarà cieco davanti a una quantità di cose che verranno colte senza difficoltà dal naturalista. In mare il marinaio scorgerà oggetti del tutto inesistenti per la gente di terra. E così via. In tutti questi casi alla base del miglioramento delle capacità sensitive e visive c'è una accentuata abilità percettiva, che poggia a sua volta sulla memoria di situazioni analoghe offertesi nel passato.

Noi vediamo meglio le cose intorno alle quali abbiamo una buona riserva di ricordi. E quanto più precisi sono questi ricordi, quanto più completa e analitica è la conoscenza che essi rappresentano, tanto più accurata sarà la visione.
Il fatto forse più importante che riguarda la memoria, nella sua relazione con la percezione e la visione, è che essa non opera bene sotto sforzo.
I più sanno per esperienza che vi è correlazione tra buona memoria e distensione dinamica della mente, condizione che tende sempre ad accompagnarsi anche alla distensione dinamica del corpo.

Attenzione volontaria e involontaria

Dobbiamo ora considerare una ancor più feconda sorgente di disfunzioni che si trova all'interno del processo visivo, vale a dire l'attenzione mal diretta. Se l'attenzione è diretta nel modo giusto, il funzionamento visivo è buono; se è diretta malamente, il funzionamento è ostacolato e la capacità visiva diminuita. Nel processo totale del vedere, l'attenzione è strettamente connessa con la selezione, è anzi quasi la stessa cosa. Per quel che concerne la vista, la classificazione più significativa è quella che divide gli atti di attenzione in spontanei e volontari.
L'attenzione spontanea è quella che condividiamo con gli animali superiori. Questo tipo di attenzione non richiede alcuno sforzo quando è mobile e transitoria, e uno sforzo non grande quando è prolungata, perché l'attenzione spontanea può essere prolungata, persino negli animali (come dimostra l'esempio del gatto in attesa che il topo esca dal suo buco).
L'attenzione volontaria è per così dire la varietà "coltivata" del esemplare "selvatico" e si trova soltanto nell'uomo e in alcuni animali ammaestrati dall'uomo. L'attenzione volontaria è sempre accompagnata da sforzo e tende più o meno rapidamente a ingenerare fatica. Nell'impazienza di vedere noi immobilizziamo inconsciamente gli occhi, col risultato che cominciamo a guardare in modo fisso quella parte del campo sensoriale che stiamo cercando di percepire.

Il rilassamento degli occhi

Nel libro di Huxley troveremo molte tecniche che si basano sul rilassamento, sia specifico per gli occhi sia per tutto il corpo. Il rilassamento è fondamentale per la pratica di qualsiasi attività e lo è a maggior ragione in arrampicata per la forte pressione psicologica a causa dell'altezza, e a volte di altri pericoli. L'arrampicata è una pratica particolarmente emotiva, e le emozioni turbano la capacità di osservazione.

Il rilassamento può essere passivo o dinamico. L'arte di vedere comprende le tecniche capaci di produrre entrambi i tipi: il rilassamento passivo degli organi visivi durante i periodi di riposo, e il rilassamento dinamico nei periodi di attività, durante l'esplicarsi normale e naturale della funzione.
La più importante di queste tecniche di rilassamento (prevalentemente) passivo è il procedimento che il dott. Bates ha chiamato palming, nel quale gli occhi vengono chiusi e coperti con le palme delle mani. Per evitare di esercitare una qualsiasi pressione sui globi oculari (che non devono mai essere premuti, fregati, massaggiati o comunque manipolati) bisogna appoggiare la parte inferiore delle palme sugli zigomi e le dita sulla fronte. In tal modo, senza peraltro dover toccare i globi oculari, si impedisce alla luce di pervenire agli occhi.
Quando gli occhi sono chiusi e ogni luce viene schermata dalle mani, il campo sensoriale appare agli organi della vista così rilassati di un nero uniforme. Chi ha la vista anormale, invece, al posto di un nero uniforme vede grigie nubi in movimento, un'oscurità striata di luci, macchie colorate, in una varietà infinita di mutazioni e di combinazioni. Ma una volta raggiunto il rilassamento passivo degli occhi, e insieme con essi della mente, questi movimenti illusori, questa luce e questi colori tendono a scomparire, sostituiti dalla oscurità uniforme.

Rilassamento, memoria e attenzione sono gli elementi sui quali è possibile agire per migliorare la qualità della nostra vista, in arrampicata come in altri campi.
Per migliorare la tua vista dovrai imparare ad eliminare la tensione, a rilassarti in modo dinamico mentre arrampichi.
Un arrampicatore neofita cerca sempre le prese per le mani, se osservi un arrampicatore principiante vedrai che non guarda mai i suoi piedi, non cerca gli appoggi. La mancanza di esperienza nella memoria di un principiante non gli consente di cogliere le informazioni sugli appoggi utilizzabili. Gran parte degli appoggi sulla roccia per un arrampicatore esordiente non hanno significato, e quindi reputa inutilizzabili proprio quelle piccole sporgenze fondamentali per l'arrampicata. La memoria viene sviluppata con l'esperienza, ma questa non basta. Proust diceva che il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi (vedi l'articolo sull'osservazione: Come si impara ad osservare con attenzione?). Anche se scalerai chilometri su roccia, senza essere curioso e attento non riuscirai a sviluppare una buona capacità visiva. Al contrario anche arrampicando sulle stesse vie è possibile sviluppare una buona capacità di osservazione: il trucco è molto semplice, basta arrampicare senza ripetere a memoria i passaggi. Sicuramente ti sarà capitato, ripetendo una via molte volte, di notare ad un certo punto una presa che non avevi visto prima. Eppure hai ripetuto quella via decine di volte! Come hai fatto a non notarla prima? L'attenzione è fondamentale anche quando ripeti le vie che già conosci. Prova però a ripeterle reinventando i passaggi, perchè se continuerai a ripetere movimenti a memoria perderai il tuo tempo, e perderai l'occasione per sviluppare l'attenzione e una buona capacità di osservazione.

 

Ivo Buda