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vista sull'oceano con onde roccie e montagne

Un'arrampicatrice si precipitò molto preoccupata dal suo medico: "Dottore, mi dia un'occhiata. Quando mi sono svegliata questa mattina, mi sono guardata allo specchio e ho visto i miei capelli ispidi, la mia pelle tutta rugosa, i miei occhi erano iniettati di sangue, la mia faccia come quella di un cadavere! Cosa c'è che non va con me, dottore? "
Il medico la guarda per un paio di minuti, poi dice con calma: "Beh, posso dirvi che non c'è niente che non va con la vostra vista... "

Vedere la roccia per arrampicare a vista

Ci sono due modi per aumentare il proprio livello di arrampicata a vista. Il primo consiste nel aumentare la propria resistenza, che ti permetterà di rimanere più a lungo su una via, sperando che il compagno di cordata non perda la pazienza. Il secondo è più sottile, consiste nel sviluppare capacità diverse dalla forza bruta o resistenza.

La vista

Da ragazzo ero un assiduo lettore di Aldus Huxley, l'autore dell'inquietante romanzo Il mondo nuovo, ma anche di saggi come "Le porte della percezione" e "L'arte di vedere". Aldus Huxley, colpito, da una grave diminuzione della vista, rieducò i suoi occhi seguendo un metodo molto discusso in quegli anni, perché in netto contrasto con la scienza ufficiale che sosteneva e sostiene l'uso di occhiali per correggere i difetti della vista. In questo libro vuole comunicarci quanto ha appreso nel corso di questa sua esperienza di auto-guarigione, illustrando esercizi pratici in modo estremamente preciso. Sono convinto che la lettura del libro L'arte di vedere è fondamentale anche per chi non ha problemi di vista, ma desidera migliorare le proprie capacità visive. La portata di questo libro va molto al di là di un semplice manuale, le pratiche descritte sono un primo passo verso un modo di vivere cosciente.

Quando avevo diciotto anni portavo gli occhiali e avevo l'obbligo di guida con le lenti. Dopo aver letto il libro di Huxley tolsi gli occhiali e non ne feci più uso. Dopo qualche anno notai dei notevoli miglioramenti alla mia vista, rifeci l'esame dall'oculista per il rinnovo della patente e ora sulla mia patente non c'è più l'obbligo delle lenti.

In quegli anni praticavo gli esercizi per gli occhi descritti nel libro, e questi, combinati con una osservazione attenta delle cose di ogni giorno mi aiutarono a migliorare la vista. Per quanto riguarda l'arte di osservare potrai trovare ulteriori informazioni nell'articolo Come si impara ad osservare con attenzione?

 

Questo è il primo di una serie di tre articoli dedicati alla vista:

1 Come funziona la visione? (1a parte, questo articolo)
Gli occhiali e perchè non dovresti usarli
Il metodo per una vista perfetta senza occhiali
Il processo della visione


2 il rilassamento e l'attenzione (2a parte)
Il principio fondamentale dell'esercizio di ogni arte
Visione e memoria
Attenzione volontaria e involontaria
Il rilassamento degli occhi


3 metodi e tecniche (3a parte)
Il movimento e la visione
L'oscillazione
La visione non cosciente
Lo sguardo analitico
La mente e la visione

 

Gli occhiali e perchè non dovresti usarli

Gli esseri viventi hanno una capacità di auto-guarigione se le condizioni diventano favorevoli. Questo significa prendersi cura dei nostri occhi in modo attivo con esercizi o anche semplicemente osservando con attenzione il mondo che ci circonda. Gli occhiali purtroppo non stimolano questa capacità di auto-guarigione. Per quanto mi riguarda la mia vista è peggiorata fino a quando decisi di non portarli più. Il metodo descritto per il miglioramento della vista ancora oggi non e' ben accetto dai praticanti della cura ortodossa per l'occhio: (tutte le parti in corsivo di questo articolo sono tratte dal libro "L'arte di vedere " di Aldus Huxley)

Medicus curat, natura sanat: il medico cura, la natura guarisce.
Se non vi fosse alcuna vis medicatrix naturae, alcuna naturale forza risanatrice, la medicina sarebbe impotente e il minimo disordine porterebbe subito alla morte o si radicherebbe in malattia cronica.
Quando le condizioni sono favorevoli, gli organismi malati tendono a guarire mettendo in azione forze autorisanatrici ed intrinseche.

Alla luce di questi principi generali consideriamo ora il modo con il quale ordinariamente si curano i difetti della vista. Nella maggior parte dei casi l'unico trattamento consiste nel prescrivere al malato lenti per correggere il particolare vizio di rifrazione considerato responsabile del difetto.
Gli occhiali eliminano le cause della visione difettosa? Gli organi della vista, in seguito all'applicazione delle lenti, tendono a riprendere il loro normale funzionamento? La risposta a queste domande è: no. Le lenti neutralizzano i sintomi ma non rimuovono le cause della vista difettosa. Anzi, gli occhi così trattati, lungi dal migliorare, tendono a indebolirsi vieppiù e a richiedere lenti sempre più forti per correggere i loro difetti.

Il metodo per una vista perfetta senza occhiali

Il metodo al quale Huxley si riferisce è il metodo Bates: Vista perfetta senza occhiali. Il dott. Bates ebbe l'intuizione di capire che anche l'occhio aveva le stesse capacità di auto-guarigione come il resto del corpo e sviluppò una serie di esercizi adatti a correggere le cattive abitudini che non permettevano al processo naturale di auto-guarigione di fare il suo corso. La cura della vista imperfetta mediante trattamento senza occhiali:

Nei primi anni di questo secolo il dott. W. H. Bates, oculista di New York, insoddisfatto del normale trattamento sintomatico degli occhi e desideroso di trovare un sostituto delle lenti, si mise alla ricerca di un metodo che rieducasse la visione difettosa riportandola a condizioni di normalità.
Le esperienze fatte con un gran numero di pazienti lo portarono a concludere che la maggior parte dei difetti visivi aveva carattere funzionale ed era dovuto alle cattive abitudini contratte. Tali abitudini erano invariabilmente in relazione, egli trovò, con una condizione di sforzo e di tensione.
Il dott. Bates scoprì che con tecniche adeguate tale condizione di sforzo poteva essere alleviata e, una volta alleviata, quando cioè i pazienti avevano appreso a far uso senza sforzo degli occhi e della mente, anche la vista migliorava e i vizi di rifrazione tendevano a correggersi da soli. Gli esercizi educativi, se eseguiti con costanza, servivano a sviluppare abitudini corrette al posto di quelle scorrette responsabili della cattiva visione.
Quando il paziente imparava ad allentare la tensione e acquistava corrette abitudini visive, la vis medicatrix naturae veniva messa in grado di agire, col risultato che, in molti casi, il miglioramento della funzionalità fu seguito dalla guarigione completa e dal riacquisto dell'integrità organica da parte dell'occhio malato.

Il processo della visione

Quando in una casa gli scuri sono chiusi non sappiamo cosa c'è fuori, se il tempo è bello, se piove, oppure se si vede un bel panorama. Se apriremo gli scuri finalmente avremo una visione di quello che c'è fuori. Per prima cosa noteremo quello che ci interessa, se dobbiamo uscire, guarderemo se piove oppure no. Se siamo in una casa nuova ci interesserà sapere cosa si vede, com'è il panorama. In seguito queste informazioni saranno confrontate con le nostre esperienze passate, se il cielo è coperto di nuvole nere, sappiamo che anche se in quel momento non pive, probabilmente pioverà tra qualche minuto. La visione è un processo composto da sensazione, selezione e percezione:

Quando noi vediamo, la nostra mente entra in rapporto con gli eventi del mondo esterno per mezzo degli occhi e del sistema nervoso. Nel processo di visione, mente, occhi e sistema nervoso sono strettamente associati in un tutto unico. Nella pratica ci è possibile agire direttamente solo sugli occhi e sulla mente. Sul sistema nervoso, che fa da intermediario tra gli uni e l'altra, si può esercitare soltanto un'influenza indiretta.
Il processo della visione può essere scisso analiticamente in tre processi distinti: sensazione, selezione e percezione.
Oggetto della sensazione è un complesso di sensa che si trovano in un determinato campo. (Un sensum visivo è una delle chiazze colorate che formano, per così dire, il materiale grezzo della visione e il campo visivo è la totalità di tali chiazze colorate di cui si può avere la sensazione in qualsivoglia momento).
La sensazione è seguita dalla selezione, un processo per cui una parte del campo visivo viene distinta e sceverata dal complesso.
La selezione, naturalmente, ha anche una base psicologica, perché in qualsiasi momento c'è in generale nel campo visivo qualcosa che ci interessa distinguere più chiaramente di tutto il resto.
Il processo finale è quello percettivo. Esso comporta il riconoscimento del sensum sentito e selezionato come apparenza di un oggetto fisico esistente nel mondo esterno.
Il sensum, come tale, è semplicemente una chiazza colorata senza alcun riferimento a un oggetto fisico esterno. Quest'ultimo appare soltanto una volta che il sensum sia stato selezionato, e che venga poi usato per percepire. È la nostra mente che interpreta il sensum come l'apparenza di un oggetto fisico esistente nel mondo esterno.
Gli occhi e il sistema nervoso sono responsabili della sensazione, la mente della percezione. La facoltà di percepire è collegata con le esperienze accumulate dall'individuo, in altre parole con la memoria.

Nella riviste e siti web di arrampicata troverai abbondanti consigli sulla tecnica, formazione, stretching, respirazione, nutrizione, psicologia e così via, ma quasi nulla sulla vista. Questo è strano, perché l' arrampicata è fortemente legata alla capacità visiva. È necessario disporre di una buona visione e buona capacità di osservazione già prima di iniziare una salita, quando si controlla da terra la posizione degli appigli e le possibili soluzioni delle parti più impegnative della salita. Durante la salita si continua a leggere la roccia, sfruttando al meglio le abilità visive.

 

Ivo Buda