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paesaggio con pareti sopra il mare

Nell'articolo Capire e leggere la roccia ho parlato di quello che impedisce una visione chiara della realtà. Ma per vedere bisogna anche osservare.

Come si osserva la realtà e come si diventa buoni osservatori?

Innanzitutto bisogna creare le condizioni nelle quali l'osservazione può fiorire. Certamente sarà difficile essere dei buoni osservatori quando si e impegnati al limite delle proprie forze. Avrai notato che quando sei stanco la tua capacità di vedere gli appigli peggiora, e peggiora anche quando sei poco rilassato. E' meglio iniziare a sviluppare la nostra capacità di osservazione in ambienti più favorevoli e quando non si è esposti alla fatica e alla tensione. Io iniziai con l'architettura: un professore durante un esame mi fece notare che in cima ad un edificio vicino alla facoltà di architettura si potevano vedere delle statue bellissime. Non le avevo mai notate eppure ci passavo sotto quasi ogni giorno. Sulla roccia accade esattamente lo stesso: la parete ci offre gli appigli, purtroppo pero essendo focalizzati su altre azioni non notiamo tutti gli appigli utili per la nostra progressione. Qualcuno mi fece notare una cosa che era sotto i miei occhi ogni giorno, questo bastò per risvegliarmi, per farmi capire che il mondo è pieno di bellezza, basta saperla vedere. Decisi che dovevo migliorare la mia capacità di osservazione, anche se non sapevo esattamente come fare. Iniziai semplicemente ad osservare attentamente, non cercavo di farlo mentre arrampicavo, ma osservavo tutto il resto, gli edifici, le strade, i materiali ed i particolari delle cose. Inizialmente dovevo in qualche modo sforzarmi, ma poi mi resi conto che era solo una questione di rilassamento e di vivere ad una velocità inferiore rispetto a quella abituale. In seguito anche sulla roccia in modo naturale iniziai a vedere sempre di più: quando si hanno a disposizione molti appigli l'arrampicata diventa un gioco fantastico! Cosi la qualità della mia arrampicata miglioro molto, e sopratutto sentivo come sforzavo di meno sui passaggi.

Come aprire gli occhi e come Proust può cambiare il tuo modo di vedere la roccia

"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi" (Marcel Proust)

Sto leggendo il bellissimo libro di Alain de Botton: Come Come Proust può cambiarvi la vita. In particolare nel capitolo Come aprire gli occhi si possono trovare degli insegnamenti fondamentali che riguardano la pittura, ma con un po' di fantasia anche l'arrampicata:
I grandi pittori possiedono il potere di aprirci gli occhi grazie alla loro straordinaria ricettività per alcuni aspetti dell'esperienza visiva: il gioco di luce sul bordo di un cucchiaio, la morbidezza fibrosa di una tovaglia, la buccia vellutata di una pesca o i toni rosati della pelle di un vecchio. In maniera un po approssimata ma suggestiva, potremmo definire la storia dell'arte come una successione di geni impegnati a indicare nella realtà circostante elementi degni della nostra attenzione, una successione di pittori che sfruttano la loro immensa abilità tecnica per dirci qualcosa che equivale a «Non sono carine queste viuzze di Delft?» o «Non è carina la Senna fuori Parigi?»; e, nel caso di Chardin, per dire al mondo e ad alcuni giovani insoddisfatti: «Non guardate solo la campagna romana, lo sfarzo di Venezia e l'espressione orgogliosa di Carlo I in sella al suo cavallo, ma guardate anche la scodella sulla credenza, il pesce morto nella vostra cucina e la crosta delle pagnotte lasciate nell'entrata». (Alain de Botton)

Rivolgere un secondo sguardo alle cose che ci sembrano di secondaria importanza è fondamentale. In arrampicata come nella vita se si è sempre alla ricerca degli appigli che si desiderano, si corre il rischio di non vedere quelli meno attraenti, ma probabilmente fondamentali per la nostra salita. L'osservazione va sviluppata con pazienza, partendo preferibilmente da campi estranei all'arrampicata: la pittura può rappresentare un ottimo inizio, come possono esserlo anche l'architettura, il paesaggio, le persone.

Attraverso la contemplazione per Marcel Proust, non solo si può vedere la realtà, ma è possibile inventare e scoprire continuamente cose nuove:
Se, mentre contemplate un quadro di Chardin, potete dirvi: "E' intimo,è ospitale, è vivo come una cucina", camminando su e giù in una cucina potete dirvi: "E' singolare, è grande, è bello come uno Chardin".
Chardin non fu semplicemente un uomo che si compiaceva di stare nella sua sala da pranzo, tra le frutta e i bicchieri, ma un uomo dalla coscienza più vivida, il cui piacere troppo intenso è traboccato in tocchi untuosi, in colori eterni.
E voi sarete uno Chardin, indubbiamente meno grande, solo nella misura in cui lo amerete, in cui diventerete lui; un essere cioè per il quale, come per lui, i metalli e le stoviglie di creta si animano e le frutta parlano.
La natura morta diventerà soprattutto la natura vivente.
Al pari della vita, avrà sempre qualcosa di nuovo da dirvi, qualche prestigio da far rilucere, qualche mistero da rivelare; la vita d'ogni giorno vi incanterà, se, per qualche tempo, avrete ascoltato la sua pittura come un insegnamento; e, per il fatto d'aver compreso la bellezza della sua pittura, voi conquisterete la bellezza della vita". (Marcel Proust)

Vedere le cose da angolazioni diverse

Vi ricordate cosa dice il professore nel film "L'attimo fuggente"? In una scena del film sale sulla cattedra: "Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse.
E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva."


Questa è sicuramente una posizione filosofica, ma non solo: lo spostamento è fondamentale per la nostra percezione del mondo. Se stiamo fermi nello stesso posto la visione che avremo delle cose che ci circondano sarà sicuramente difettosa. Quello che da una certa angolazione poteva sembrare un ottimo appiglio, visto da una prospettiva diversa potrebbe rivelarsi inutilizzabile.

Sherlock Holmes e il dottor Watson si trovano in vacanza in un campeggio. Dopo una buona cena e un'ottima bottiglia di vino, si ritirano in tenda e si addormentano profondamente. Durante la notte Holmes si sveglia e scuote l'amico.
«Watson, guardate in alto nel cielo e ditemi cosa vedete!».
«Vedo milioni e milioni di stelle, Holmes».
«E cosa ne deducete?» chiede Holmes.
Watson riflette a lungo e poi replica: «Beh, da un punto di vista astronomico, questo mi fa pensare che ci sono nel cielo milioni di galassie e quindi, potenzialmente, miliardi di pianeti. Da un punto di vista astrologico, vedo che Saturno è in Leone. Da un punto di vista orario, se guardo la Luna, ne deduco che sono circa le 3:15. Da un punto di vista meteorologico, credo che domani avremo una bellissima giornata. Da un punto di vista teologico, mi fa capire che Dio è Infinita Potenza e che noi siamo solo una piccolissima e insignificante parte dell'Universo. Ma perché me lo chiedete? Cosa suggerisce a voi tutto questo?»
Holmes rimane un attimo in silenzio e poi esclama: «Watson, siete un idiota! Qualcuno ci ha rubato la tenda!»

 

Ivo Buda